LA BELLA ESTATE

LA BELLA ESTATE

Sono le 8:30 e fa già caldo, 28 °C sotto il portico di casa. Arrivo all’incrocio dell’edicola di San Pedrino e mi colpisce improvvisamente il canto di una cicala, la prima che sento quest’anno. Deve essere su uno dei frassini che circondano l’edicola. La cerco ma ovviamente non la vedo.

Si tratta senza dubbio di una cicala comune. Come ninfa ha vissuto quattro anni sottoterra e una delle scorse notti è uscita in superficie, si è attacata al ramo di un albero e si è trasformata in insetto adulto, lasciando sul posto della metamorfosi un involucro vuoto.

Ora è tra le fronde del frassino e canta, è un maschio e il suo canto è un richiamo sessuale. Per lei questa estate appena iniziata sarà una lunga estate, come quelle che ho vissuto da bambino, alla fine della scuola: tante giornate che non finivano mai, piene di sole e lunghe come ere.

L’estate che mi aspetta ora non sarà così, stamattina fa già caldo e si prevedono 37 °C per oggi pomeriggio; per tutta la prossima settimana sarà anche peggio, saremo costretti a restare chiusi in casa, o in ufficio, con il condizionatore acceso, anche di sera. La bella estate, quella di Cesare Pavese e della mia infanzia, non esiste più.

Roberto Bellavita

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