ADATTAMENTO, NON MITIGAZIONE
Qualche settimana fa sono passato alla Hoepli, la storica libreria milanese. Cinque piani di libri che ho frequentato spesso negli ultimi trent’anni, anche perché era una delle poche librerie del centro con una comodissima toilette a disposizione dei clienti. Sapevo che ne era stata decisa la chiusura, ma non credevo che la vista delle lunghissime scaffalature semivuote mi avrebbe fatto tanta impressione.
Al terzo piano, nell’area dedicata all’ambientalismo, per caso, proprio perché era da solo su uno scaffale semivuoto, ho trovato questo piccolo libro dal titolo significativo:
Ora o mai più
A cura di Rupert Read e Morgan Phillips
TerraNuova, 2025
14,00 Euro
Il libro parla del cambiamento climatico e di come la mitigazione, cioè il tentativo di tenere sotto controllo la produzione di gas serra, sia stato un obbiettivo mancato, un’illusione. Gli effetti di un riscaldamento globale, che ha già superato il limite concordato a Parigi di 1,5 °C, sono imminenti, anzi, in realtà si stanno già verificando.
Dobbiamo adattarci, farci trovare preparati, perché oramai non è più possibile tornare indietro. E per fare questo Rupert Read e Morgan Phillips ci parlano di un particolare tipo di adattamento, che loro chiamano adattamento trasformativo. Consiste nell’adattarci ai cambiamenti che avverranno in sintonia con la natura e non contro di lei, perché ridurre le emissioni non basterà, dovremo trasformare la nostra civiltà. Gli autori spiegano che esistono tre livelli di adattamento.
L’adattamento superficiale, che potrebbe consistere, ad esempio, nel costruire dighe marittime più alte per affrontare l’inalzamento del mare. Non implica un cambiamento psicologico significativo, le cose continuano a funzionare come prima mentre cerchiamo di far fronte a un mondo che si sgretola.
L’adattamento trasformativo, che invece nella stessa situazione potrebbe, ad esempio, ripristinare le zone umide, o le foreste di mangrovie, impiegando tecnologie adeguate e vivendo più a contatto con la natura. Richiede la disponibilità a compiere aggiustamenti psicologici importanti, prendendo le distanze da ciò che in passato era ritenuto normale.
L’adattamento profondo, che, sempre nel caso del mare che si alza, corrisponderebbe a trasferire nell’entroterra le città costiere. E’ un adattamento al collasso, a un futuro in cui la società attuale è destinata a soccombere.
L’adattamento trasformativo è in corso sia nel Sud che nel Nord del mondo. Si basa su progressi compiuti in molti campi, come la permacultura, l’agroeconomia, l’anarchismo eco-sociale, il movimento delle città di transizione, l’autogoverno ecologico, l’azione nonviolenta diretta, il movimento per la co-liberazione. Qui di seguito sono forniti alcuni riferimenti per l’Italia.

