Venerdì 24 ottobre in sala consiliare a Paullo si è svolta la serata sui cigni che popolano sempre più numerosi il canale Muzza. Dopo l’intervento di sindaco e assessore all’ambiente, si è dato inizio alle relazioni previste.
Categoria: Ambiente
Sabato 11 ottobre all’Open Day organizzato dall’Amministrazione abbiamo potuto parlare con il consigliere di Città Metropolitana con delega alla mobilità avv. Marco Griguolo, nonché con uno paio dei tecnici che hanno progettato la ciclabile. Abbiamo così saputo tre cose. Primo che la ciclabile dovrebbe essere terminata nel marzo 2026; secondo che sarà affiancata da un marciapiede di un metro e mezzo lungo tutto il confine di San Pedrino; terzo che i cinque tigli di via De Gasperi tagliati il 2 dicembre 2024, nonostante la ciclabile si limiti solo ad affiancarli, sono stati ritenuti da un agronomo troppo vicini alla ciclabile stessa e quindi con radici che in futuro avrebbero potuto danneggiarla.
Molti Paullesi si chiedono perché costruire un altro centro commerciale nell’area di San Pedrino, quando già ne esistono molti lungo la Paullese. Riportiamo qui un tentativo di analisi dei vari aspetti della vicenda, vicenda che probabilmente condizionerà la realtà commerciale di Paullo per molti anni a venire.
il risultato forse più importante del fatto che esista una canale come la Muzza, che, ricordiamo, è il più grande canale d’Italia come portata, consiste nelle acque di falda del lodigiano, di qualità ineguagliata in tutta la Lombardia. La Muzza scorre infatti in un alveo permeabile, come un fiume; questo provoca una perdita di portata consistente, ma di rimando mantiene verde il territorio. E’ stata una scelta importante operata quarant’anni fa, quando sono state rifatte gran parte delle sponde del canale senza mai usare cemento.
Questa proposta è stata formulata a vantaggio dell’intera comunità di Paullo, in quanto non solo modifica positivamente la viabilità comunale, ma incrementa altresì i parchi cittadini e cerca di salvaguardare le alberature lungo via Mazzarello. Non ci si limita alle proteste e agli slogan di pura opposizione; si affronta analiticamente il problema apportando un miglioramento concreto a decisioni già prese dal Sindaco e dalla Giunta. Nella consapevolezza che siamo fuori tempo massimo e che il procedimento amministrativo, nelle sue fasi decisionali, è praticamente concluso, penso sia comunque importante avanzare una proposta che risulta, a mio parere, nell’interesse di tutti, cittadini residenti, Comune e operatore economico.
È una delle piante più pericolose d’Europa, e si sta diffondendo silenziosamente nei nostri boschi e lungo i sentieri di montagna. La Pànace di Mantegazza (Heracleum mantegazzianum), introdotta nell’Ottocento come specie ornamentale, è oggi una presenza invasiva consolidata …
Nella foto è ripresa l’area DD1 a San Pedrino ora, completamente ricoperta di robinie; quattro anni fa al loro posto c’era un bosco con pioppi, olmi, salici, roveri, platani e altre essenze forestali, oltre alle immancabili robinie. Il bosco come tutti sanno non c’è più, ma le robinie si ostinano a ricrescere, nonostante le ripetute pulizie da parte della proprietà. Ne avranno ancora per poco però, perché Il 18 giugno l’ufficio tecnico ha concesso i permessi di costruire e a breve vedremo le ruspe entrare in azione.
Qualche giorno fa il mio vicino di casa mi ha mandato delle belle foto dei nuovi ospiti del nostro giardino: una colonia di rospi smeraldini. A dire la verità anch’io mi ero accorto della presenza di visitatori notturni perché la mattina dovevo scopare via strani escrementi oblunghi dai marciapiedi che circondano la casa. In un primo momento avevo pensato ai topi, a una seconda invasione dopo quella che quest’inverno ha creato tanti problemi a tutto il quartiere. Dimensione e consistenza di questi escrementi era però molto diversa da quella di topo. Ma la prova che c’erano dei rospi l’ho avuta un mese fa, quando li ho sentiti cantare: un trillo armonioso e modulato che riempiva la quiete delle sere di maggio.
Oggi pomeriggio sono andato in biblioteca e mi ha colpito il gran numero di giovani in sala lettura, soprattutto universitari, che in religioso silenzio studiavano con il loro portatile aperto. Altri erano seduti in giardino, uno dei pochi luoghi in centro a Paullo in cui si può ancora godere dell’ombra di grandi alberi.
In un trafiletto di spalla a pagina 42 del Cittadino del 28 giugno Emiliano Cuti parla di almeno 50 piante morte nei parchi e nei giardini di Paullo. L’articolo evidenzia una conoscenza approfondita del fenomeno fornendo numeri esatti sulle piante morte in piazza della Libertà, in via Pasubio e in altre zone, una precisione che meriterebbe la citazione della fonte. Ma a parte questo dettaglio, in fondo poco interessante, le considerazioni da fare sono altre.
La popillia è un coleottero che appartiene alla famiglia degli Scarabeidi, originario del Giappone. Si tratta di una specie che infesta e distrugge tappeti erbosi, piante selvatiche, da frutto e ornamentali e la cui diffusione si sta ampliando. In queste settimane sta infestando i giardini e gli orti di Paullo ed è un fenomeno molto più grave di quello che si è verificato l’anno scorso, almeno a giudicare dal numero di insetti catturati dalle mie trappole.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo qui di seguito l’appello dell’associazione per il Parco Sud Milano. Il Parco è stato un’istituzione fondamentale negli ultimi quarant’anni per la salvaguardia del territorio di Paullo e, più in generale, la ricca fascia a vocazione agricola che abbraccia a sud la metropoli milanese.
Nel 1983 si costituisce il Comitato che raccoglie oltre cinquemila firme in calce a una petizione popolare per fermare la cementificazione del territorio e per la promozione di una nuova area protetta: il Parco Sud Milano. Da allora, sono tanti i cittadini, comitati e associazioni che hanno contribuito a realizzare il Parco e a renderlo un soggetto vivo, capace di tutelare e offrire opportunità di sviluppo sostenibile al suo territorio. Tra questi l’Associazione Parco Sud Milano.
