TUMULAZIONI ISLAMICHE E RAZZISMO ITALICO
Qualche tempo fa abbiamo scoperto che la tumulazione di un cittadino islamico a Paullo non è una cosa semplice. Sembra infatti che nel nostro cimitero, come peraltro in quelli dei paesi vicini, non sia possibile tumulare una salma con rito mussulmano. È un problema generale e in Lombardia si sta cercando di risolverlo, data la presenza di una popolazione islamica sempre più anziana. Questa iniziativa ha però incontrato l’opposizione, direi anzi l’ostilità, di molti cittadini paullesi. Sui gruppi social sono stati postati commenti discriminatori, aggressivi, a un passo dal razzismo esplicito. È la prova, a mio parere, che da noi non si sono mai fatti veramente i conti con il razzismo, già presente in Italia negli anni venti, cioè ben prima che in Germania.
Il fascismo lo utilizzò per giustificare la politica imperialista nei confronti delle colonie d’Africa, dove nel 1923 il giovane governo fascista dava inizio a operazioni militari in Cirenaica, mentre nel 1925 il governatore Cesare Maria De Vecchi lanciava la riconquista della Somalia, per arrivare alla visita del Duce in Libia nel 1926. E’ in tale contesto che nel 1927 Mussolini pronunciava il discorso dell’ascensione in cui , parlando dell’Opera Nazionale per la maternità e l’infanzia (ONMI), diceva: “Bisogna quindi vigilare il destino della razza, bisogna curare la razza, a cominciare dalla maternità e dall’infanzia”.
Tutto questo avveniva prima delle leggi fasciste sulla razza del ’38, prima ancora di quelle naziste del ’35, prima dell’incontro tra Mussolini e Hitler del ’34 e prima addirittura della presa del potere del partito nazionalsocialista a Berlino nel 1933. Il discorso dell’ascensione è del 1927, quasi cent’anni fa, prima che fosse elaborata la nozione nazista di superiorità della razza associata alla Germania di Hitler.
L’ostilità verso la popolazione di origini mussulmane e, più in generale, proveniente dal sud del mondo, è un sentimento che ai nostri giorni è sfruttato ad arte dai partiti di destra, ma affonda le proprie radici in un passato remoto. E’ un atteggiamento ingiusto, contrario all’etica che abbiamo ereditato dal cristianesimo secondo cui tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio. Ma è anche stupido: chi raccoglierebbe l’immodizia senza gli immigrati del Marocco? Quali muratori salirebbero sulle impalcature se non ci fossero gli egiziani? Chi recapiterebbe i pacchi se sparissero i peruviani?
Esempi di un razzismo italico ben consolidato se ne trovano ovunque qui al nord. Mantova è una città che conosco molto bene. Nella foto, purtroppo piuttosto scadente, è riprodotto il gruppo marmoreo inaugurato dal podestà il 21 aprile 1027, in piazza Virgiliana. Rappresenta l’uccisione di Turno, capo dei Rutuli, da parte di Enea, l’eroe troiano capostipite del popolo romano. Il volto del troiano appare ispirato alle fattezze e alle espressioni volitive del Duce: mento sollevato, bocca rigida, guarda dritto davanti a sè, con un’espressione fiera e nel contempo minacciosa. Schiaccia a terra con il piede Turno, il nemico sconfitto, rappresentato impropriamente con un corpo da africano. Nulla in questa statua ricorda il sentimento dell’umana compassione, presente per la prima volta nella letteratura occidentale proprio con la descrizione che Virgilio fa di Enea, mentre fugge da Troia in fiamme, portando sulle spalle il vecchio padre Anchise.
