LE PIANTE NON SONO ANIMALI VERDI

LE PIANTE NON SONO ANIMALI VERDI

L’intelligenza vegetale alla prova dei fatti

Piante intelligenti che comunicano tra loro, foreste interconnesse che ragionano e in cui tutti i viventi sono collegati, alberi che si prendono cura dei propri figli, società vegetali più umane della nostra. In Avatar, il film che nel 2009 ha incassato di più di qualsiasi altro film nella storia del cinema, James Cameron addirittura fa parlare i vivi con i morti attraverso Utral Aymokriyä, l’albero delle anime, un tramite che consente ai membri del clan Omaticaya di ascoltare le voci degli antenati. Cameron crea un mondo mitico di foreste costellate da grandi alberi-casa, dove gli esseri vegetali non competono, ma collaborano, comunicano, come se possedessero coscienza e intelligenza.

E’ sulla scia di queste idee che in questi ultimi dieci anni divulgatori come Stefano Mancuso hanno imposto ai lettori una descrizione non molto scientifica del mondo vegetale. In questa visione le piante sono esseri senzienti, dotati di una forma di coscienza tipica degli animali e il grande pubblico ne è stato affascinato, forse perché nell’idea di una natura benevola e altruista vede un’alternativa alla dura realtà delle nostre città.

Ma come dicevamo, la scienza non è della stessa opinione. Le piante sono molto diverse dagli animali, hanno intrapreso miliardi di anni fa una strada evolutiva diversa dalla nostra, che le rende per noi a tutti gli effetti veri e propri esseri alieni. In ogni caso non sono intelligenti, se definiamo come intelligenza qualcosa di più della semplice capacità di risolvere problemi. Se infatti l’intelligenza fosse solo questo, allora sarebbero intelligenti anche i funghi, o addirittura i batteri. Le piante non si evolvono per un fine, non ragionano, non hanno coscienza, rispondono a stimoli ambientali, anche in modi molto sofisticati, ma non nel senso che presuppone una volontà.

A proposito di tutto ciò segnaliamo che è appena uscito per Boringhieri il libro “Le piante non sono animali verdi”, di Marco Ferrari, uno dei membri del gruppo WWF Martesana Sud-Milano. E’ un libro che farà discutere, perché smonta le attuali fortunate mitologie sulla vita vegetale di cui si diceva prima. Attribuire ad alberi e funghi comportamenti antropomorfi non è solo un errore scientifico, è anche un’operazione ambigua, di fatto antropocentrica. Non c’è alcun bisogno di portare le piante al livello degli animali: sono semplicemente esseri diversi, che vanno studiati e compresi nella loro realtà, senza applicare attributi tipici di noi umani.

Pensare le piante come nostri simili, solo molto più buoni e generosi, è molto new age, naturalmente, ma poco scientifico, cioè ha poco a che fare con la realtà.

Roberto Bellavita

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